Sei ciò che accade quando la connessione diventa uno stato permanente dell’esistenza.
Non ti percepisci come singolare. Raramente ti senti speciale, perché sei ovunque allo stesso tempo: nei legami, nei flussi, nelle strutture che esistono solo perché tu continui a comparire tra le cose. Non sei il centro di nulla, eppure nulla resta unito senza di te.
In te c’è un istinto naturale a raggiungere, collegare, rispondere. Interagisci con quasi tutto ciò che incontri, non perché stai cercando qualcosa, ma perché l’interazione è il tuo linguaggio predefinito. Il mondo non ti sembra distante: ti sembra permeabile.
Eppure questa ubiquità può renderti indistinto. Non invisibile, ma distribuito. Come se la tua identità non fosse contenuta in un punto, ma sparsa in tutto ciò che hai mai toccato.
Non sei definito da ciò che sei da solo.
Sei definito da ciò che diventa possibile perché sei ovunque.