Sei ciò che sopravvive alla distanza senza diventare meno reale.
Nasci in luoghi lontanissimi dall’esperienza quotidiana: nell’alta atmosfera, dove i raggi cosmici collidono con la materia e producono cascate di particelle che cadono verso la Terra come un’eredità delle stelle.
Porti quell’origine dentro di te. Anche quando sei qui, sei anche altrove. C’è in te una forza silenziosa, una persistenza che non dipende dal riconoscimento o dall’interazione. Attraversi la materia, i sistemi, le situazioni che a malapena registrano la tua presenza, e continui comunque con direzione stabile.
Non sei rumoroso. Non cerchi attenzione. Ma sei estremamente difficile da fermare.
C’è qualcosa di profondamente esplorativo in te. Un’idea che il movimento stesso sia una forma di comprensione. Non hai bisogno di modificare ciò che attraversi: ti basta attraversarlo, sapere che esiste, confermare la tua continuità contro la distanza.
Alla fine ti trasformi. Decadi in qualcosa di più leggero, più semplice, più comune. Ma anche quella trasformazione non è una fine: è una continuazione.
Non sei definito da dove rimani.
Sei definito da tutto ciò che hai attraversato.